Tra gennaio e marzo la Tanzania attraversa una fase particolarmente interessante per chi vuole osservare la fauna e, soprattutto, seguire una delle fasi più importanti della Grande Migrazione. Non si tratta però di tre mesi equivalenti: precipitazioni, disponibilità di pascoli e movimenti degli erbivori modificano progressivamente sia il paesaggio sia le opportunità di avvistamento.
L’area da tenere maggiormente in considerazione è quella del Serengeti meridionale e delle pianure che si estendono verso Ndutu e la Ngorongoro Conservation Area. Con il ritorno dell’erba verde, grandi gruppi di gnu e zebre si concentrano nelle pianure meridionali, dove avviene anche la stagione delle nascite.
Per questo motivo gennaio, febbraio e marzo possono offrire un safari molto diverso da quello tipico dei mesi più secchi. La vegetazione è più verde, gli animali sono meno dipendenti dalle poche fonti d’acqua permanenti e la distribuzione della fauna segue soprattutto la disponibilità di pascoli freschi.
Gennaio in Tanzania: grandi mandrie e paesaggi verdi
A gennaio le pianure meridionali del Serengeti iniziano a presentare l’aspetto caratteristico della stagione verde. Le precipitazioni dei mesi precedenti favoriscono la crescita dell’erba e creano condizioni favorevoli per le grandi mandrie di erbivori.
Gnu e zebre tendono a concentrarsi nelle zone meridionali dell’ecosistema Serengeti, comprese le aree vicine a Ndutu. Non bisogna però immaginare la Grande Migrazione come un gruppo compatto che occupa sempre una posizione facilmente prevedibile: le mandrie possono distribuirsi su territori molto estesi e modificare i propri movimenti in funzione delle piogge.
Anche il paesaggio è molto diverso rispetto alla stagione secca. Le tonalità gialle e brune lasciano maggiore spazio al verde e, dopo le precipitazioni, l’atmosfera può risultare particolarmente limpida. Per chi fotografa, questo periodo permette quindi di ottenere immagini della savana molto differenti da quelle tipiche dei mesi estivi europei.
Gennaio può inoltre rappresentare una fase di transizione verso il momento culminante delle nascite. Nelle mandrie possono essere già presenti giovani esemplari, mentre l’intero ecosistema si prepara al periodo di maggiore concentrazione dei nuovi nati.
Febbraio: nascite degli gnu e maggiore attività dei predatori
Febbraio è generalmente il mese più rappresentativo della stagione delle nascite nel Serengeti meridionale. Un numero enorme di gnu partorisce in un periodo relativamente breve, trasformando le pianure in una zona con un’altissima concentrazione di adulti e piccoli.
La presenza di così tanti giovani erbivori modifica inevitabilmente anche l’attività dei predatori. Leoni, ghepardi, iene e altri carnivori trovano maggiori opportunità di caccia e questo può rendere gli avvistamenti particolarmente interessanti dal punto di vista naturalistico.
Non significa, naturalmente, che durante ogni game drive si assisterà a una caccia. In un safari gli incontri non possono essere programmati: si possono individuare le aree nelle quali esistono maggiori probabilità di osservare determinati comportamenti, ma gli animali restano liberi di muoversi all’interno di territori vastissimi.
Febbraio è interessante anche per il contrasto tra la presenza dei nuovi nati e le dinamiche dei predatori. Per chi è interessato soprattutto all’osservazione del comportamento animale, più che alla semplice ricerca dei Big Five, può essere uno dei periodi più significativi dell’anno.
Marzo: piogge più frequenti e spostamenti della fauna
Con marzo le condizioni iniziano gradualmente a cambiare. Nel Nord della Tanzania si entra normalmente verso il periodo delle piogge lunghe, anche se l’inizio effettivo e l’intensità delle precipitazioni possono variare sensibilmente da un anno all’altro.
Le piogge contribuiscono a mantenere verdi le pianure e modificano progressivamente la disponibilità di acqua e pascoli. Di conseguenza, anche la distribuzione delle mandrie può cambiare. Gli spostamenti della Grande Migrazione sono infatti legati alle condizioni ambientali e non a un calendario rigido.
Questo elemento è particolarmente importante quando si organizza il viaggio. Basarsi esclusivamente sulle indicazioni medie degli anni precedenti può essere utile per scegliere il periodo, ma non permette di sapere con mesi di anticipo dove si troveranno esattamente le mandrie.
Marzo può inoltre comportare qualche difficoltà in più sulle piste dopo precipitazioni abbondanti. Non significa che il safari diventi impraticabile, ma è opportuno prevedere tempi e itinerari compatibili con condizioni più variabili rispetto ai mesi secchi.
Come organizzare un safari in Tanzania tra gennaio e marzo
La scelta dell’itinerario dovrebbe partire innanzitutto dal periodo preciso del viaggio. Chi parte a gennaio può privilegiare le pianure meridionali e integrare il Serengeti con Ngorongoro e altri parchi del circuito settentrionale; a febbraio può essere particolarmente interessante dedicare più tempo alle aree interessate dalla stagione delle nascite, mentre a marzo è utile mantenere una maggiore flessibilità.
Per costruire un safari in Tanzania coerente con il periodo scelto è quindi utile valutare itinerari modulabili, come quelli proposti da Primaland Safaris, adattando tappe e permanenza nei diversi parchi alla stagione. La posizione effettiva delle mandrie e le condizioni delle piste possono infatti suggerire modifiche rispetto a un programma troppo rigido definito molti mesi prima.
Anche il numero di giorni disponibili fa la differenza. Un itinerario molto breve obbliga a concentrare gli spostamenti, mentre qualche giorno aggiuntivo permette di combinare Serengeti e Ngorongoro con altri ambienti del Nord della Tanzania, evitando di trasformare il viaggio in una successione continua di trasferimenti.
Va inoltre considerato che la Grande Migrazione rappresenta soltanto una parte dell’esperienza. Elefanti, giraffe, bufali, grandi felini e numerose specie di uccelli possono essere osservati in differenti aree del circuito settentrionale, rendendo utile costruire il programma in funzione dell’intero ecosistema e non esclusivamente degli gnu.
Scegliere tra gennaio, febbraio e marzo significa quindi decidere quale fase di questo ciclo naturale si vuole osservare. Gennaio offre grandi concentrazioni di erbivori e una savana già molto verde; febbraio coincide generalmente con il momento più intenso delle nascite; marzo introduce condizioni più umide e una maggiore variabilità negli spostamenti.
Non esiste però una data capace di garantire uno specifico avvistamento. È proprio la dipendenza dalle piogge, dalla crescita dell’erba e dai movimenti spontanei degli animali a rendere ogni stagione leggermente diversa dalla precedente. Per questo, in questi mesi, un itinerario ben pianificato ma sufficientemente flessibile è spesso più importante della ricerca di una presunta settimana perfetta.
