Le coltivazioni di bambù sono davvero il business del momento?

Le coltivazioni di bambù sono davvero il business del momento?

10/12/2019 Off Di Marco Gastaldi

Il bambù è una pianta molto conosciuta nel mondo, nell’ultimo periodo c’è chi la definisce come “oro verde” diventando, per molti, un vero e proprio business da seguire.

In Italia ci sono oltre 1.500 ettari coltivati con questa pianta cinese e le aziende  di questo settore assicurano che ci sono tanti mercati in cui il bambù permette un’ottima resa, i principali sono l’alimentare, quello del legname e dell’arredamento.

Fino a qualche anno fa, i vivai che producevano il bambù si soffermavo soprattutto sul lato estetico dimenticano l’utilizzo che ne viene fatto nei paesi orientali, ovvero, fonte per la produzione di legna e germogli alimentari.

Bambù, vero business per l’Italia?

La resa e la rendita del bambù dipendono molto dalla gestione degli appezzamenti di terreno su cui viene coltivato, questi devono essere fertili, ben irrigati e arati con una certa costanza.

Già a partire dal terzo anno si inizia a raccogliere qualche germoglio ma la piena produzione arriva solo dopo il quinto anno. Mentre in Cina la produzione è di circa 22mila kg all’anno, nel in Europa si attesta tra i 5mila e i 10mila kg annui, ma migliorando e ottimizzando il management è possibile portare qualsiasi coltivazione ad aumentare la resa.

Questo pensiero non è condiviso proprio da tutti, un ricercatore esperto di bambù come Mario A. Rosato, e vincitore dei premi The Economist e Environmental Defense Fund, sostiene che questi numeri non siano veritieri e che ci sia molta disinformazione sull’argomento.

Secondo il suo pensiero, le aziende del settore forniscono dati non giusti, fornendo una panoramica della coltivazione europea che non corrisponde alla realtà e non ci sarebbero prove che facciano pensare che sia possibile spingere determinati numeri.

Il costo della manodopera è più elevato rispetto ad altre piantagioni proprio a causa della diversità della coltivazione, il bambù va marchiato su ogni singola canna ed è necessario aspettare dai 3 ai 5 anni per iniziare a raccogliere. Durante questo periodo le canne di bambù vanno osservate e curate aggiungendo ulteriori costi alle coltivazioni bambù e alla produzione.

Conviene investire nel bambù?

Per capire se il bambù è effettivamente un business da perseguire proviamo a ragionare su una produzione che va dai 5mila ai 10mila kg di germogli annuali e 10 tonnellate di legname, tenendo in considerazione che il costo della piantagione di bambù ha una stima tra i 10mila e i 20mila euro all’anno.

Sul mercato, i germogli vengono anche venduti a circa 15 euro al kg, ma in Italia la resa è sui 2 euro al kg, che sui 10mila kg prodotti annualmente assicurano un entrata di 20.000 euro annuali, ai quali si vanno ad aggiungere i ricavi per il legname.

Le canne hanno un valore medio di 10-12 euro a canna, se ne vengono raccolte 1000, si ottiene una rendita di 10mila-12mila euro; questi medie si considerano su un terreno di circa 10mila metri quadrati.

Questi numeri, seppur interessanti, non sembrano essere sufficienti a far pensare che investire nel bambù in Europa convenga, poiché la richiesta di germogli e di legname è bassa, in particolare, le canne di bambù non possono essere vendute come biomassa da ardere perché producono troppe ceneri.

La lavorazione della canna di bambù è molto difficile ed è quindi sensato parlare di produzione solo dove il costo della manodopera è basso, altrimenti la resa sarebbe davvero molto poca.

Oggi, fare business con il bambù in Europa è davvero difficile, bisognerebbe avere un mercato di nicchia dove proporlo a prezzi più elevati e questa prospettiva pare essere molto difficile, per cui, almeno per ora, non pare essere un prodotto su cui puntare davvero.